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AUSCHWITZ diario di un viaggio

7 Novembre 2020

“La promessa”  - ARBEIT MACHT FREI

Diario di viaggio.

1 Novembre 2020, Festa nazionale di tutti i Santi.

Auschwitz  - Campo 1 (Campo di Concentramento)

 

Arriviamo già infreddoliti e increduli per la quasi assenza di visitatori .

Dall’ingresso del pubblico all’inizio del percorso superiamo almeno tre livelli di sicurezza AntiCOVID passando anche sotto una sorta di metal detector che oltre a rilevare la presenza di metalli ci nebulizza con una sostanza antibatterica, igienizzante.

Tutto fermo, tutto immobile intorno a noi.

L’aria gelida fende i nostri visi , il cielo è plumbeo e il silenzio è assordante, è come avere il sentore che qualcosa sta per accadere o meglio…qualcosa qui è realmente accaduto.

Sembra una città fantasma affollata ancora da milioni di uomini e donne che sono passati di qui ,ma che da qui non ne sono mai andati.

Sto scattando le mie solite foto ricordo nell’attesa della guida, quando eccola arrivare. Margherita.

Margherita è una minuta ed umile donna polacca laureata a Bergamo che da dietro il suo dispositivo di protezione  a maschera, che le scherma totalmente il viso, esordisce tessendo le lodi del nostro bel paese. Lei ama infinitamente la nostra terra e ci tiene specificare che ogni volta che le è possibile scappa in Italia per una breve vacanza estiva, per sciare in inverno o per ritrovare i suoi tanti amici che vivono ancora li.

Dolcissima, vera ed infinitamente sensibile. Margherita in tre brevissimi secondi appare subito per quello che è, ma nasconde un mondo dentro che non teme  mostrare e  condividere con chi incrocia i suoi grandi occhi neri.

Margherita è appassionata del suo lavoro ed è visibilmente molto emozionata.

Ad ogni parola del suo racconto di quei surreali momenti di follia hitleriana nei suoi occhi ritroviamo il dolore di chi conserva la memoria vivida di avvenimenti vissuti dalla sua famiglia solo 70 anni fa.

La sua voce si fa flebile è visibilmente commossa. Rimarca alla fine di ogni frase : ”devastante fu il trattamento ricevuto dagli ebrei ma anche dai polacchi non ebrei che DOVEVANO essere tutti sterminati. Tutti! poiché di razza inferiore rispetto agli ariani”.

Sospira. Abbassa lo sguardo mettendosi la mano sul cuore. E’ come se si imbarazzasse per il dolore che ancora prova.

L’umiltà di questa donna riesce a toccarmi profondamente.  Il mio respiro si fa lieve  per non “far rumore” ; segno del mio rispetto per tutto quello che stai spiegando e ci stai raccontando con tanta partecipazione.

“Tutti dovevano morire”: fucilati contro un muro, nelle camere a gas, con iniezioni letali al cuore ma i nazisti nella loro persecuzione ,crudeli e spietati ,solo dopo aver umiliato e sfruttato il “nemico” lo voleva morto e del cadavere e della loro barbaria non doveva rimanerne traccia.

I forni crematori del Campo II . Campo di Birkenau svolgevano questo compito rendendo cenere 5.000 corpi umani al giorno. Auschwiz era piu’ che altro un campo di concentramento poiché il forno crematorio poteva invece sterminarne solo 350 .

Auschwitz era lo specchietto delle allodole, il campo della promessa tedesca quella che  “il lavoro avrebbe reso l’uomo libero” – “ARBEIT MACHT FREI “(come indica la scritta che sovrasta l’ingresso del campo).

Camminando tra i blocchi è come se stessi rivivendo ogni scena che mi viene raccontata, ma cruda realtà si rende palpabile alla vista di una stanza dove sono accatastati migliaia di montature di occhiali, in una seconda stanza quintali di capelli umani, in un’altra ancora sono state riposte le valigie appartenute a chi ha iniziato quel viaggio volto a finire nel giro di una manciata di giorni perchè nessun essere umano poteva sopravvivere a torture e lavoro massacrante nutrito solo da mezzo litro di acqua al mattino e un tozzo di pane raffermo ed un cucchiaio di margarina o marmellata la sera.

La sopravvivenza era un’utopia ma in pochi tentavano il suicidio buttandosi contro il  filo spinato doppio elettrico ad altissimo voltaggio; la speranza di vedere l’alba il giorno seguente era un’utopia ma quando non si ha piu’ nulla si combatte anche forse solo per un respiro in piu’.

“Tutti DOVEVANO morire”

I tedeschi avevano messo appunto una sofisticata macchina da guerra, la metodologia per stanare e sterminare la popolazione ebrea e polacca nella sua totalità è stata studiata fin nei minimi dettagli. All’interno del Campo I era stata costruito un ufficio postale. Ogni deportato doveva mandare notizie a casa, doveva scrivere ad un parente ad un amico, un vicino di casa cosìcchè i nazisti potessero entrare in possesso di nuove “prede” ricavando facili informazioni tramite gli indirizzi di spedizione. Tutto era studiato in modo tale da ottenere giornalmente nuova carne da macello. “tutti DOVEVANO morire” ripete Margherita.

 

Il blocco 11 – Il Blocco della morte

In realtà una vera e propria prigione preludio di una condanna a morte dall’esecuzione immediata. Margherita ci racconta che suo nonno è morto proprio in questo blocco perché in quanto polacco non ebreo aiutava gli ebrei fornendogli documenti falsi.

Una volta catturato e condannato venne fucilato al muro davanti al quale sua nipote ci sta  raccontando la sua  storia. Mi chiede di aiutarla ad accendere una lanterna in suo ricordo e le tremano le mani mentre  parlando prende l’accendino e il cero. Sono gelide, le sfioro ma non penso sia per via del freddo. Diciamo una preghiera e mentre sottovoce recito la mia Ave Maria non posso che rimanere ipnotizzata dalle centinaia e centinaia di buchi presenti nel muro. E’ come se in questo piccolissimo cortile chiuso e senza finestre si sentissero le urla della paura di chi sa che ha i secondi contati,  di chi vede puntarsi addosso un fucile, di chi ai propri piedi ha il corpo della moglie dei figli che giacciono ormai senza vita. Le donne con i bambini piccoli erano i primi a morire, toccava poi ai ragazzi sotto il metro e venti di altezza ed infine ai mariti e padri.

Col muro alle spalle Margherita mi prende una mano e mi dice “grazie per avermi aiutata”.

“Grazie a te Margherita  per quello che stai insegnando a me, grazie per essere così come sei” penso e un’altra lacrima fa capolino nei miei occhi. Mi riscalda il suo grazie, se avessi potuto fare di piu’ lo avrei fatto. “Non voglio farti sentire sola in questo momento” continuo a pensare.

La storia di Margherita appartiene all’umanità vorrei diventasse una delle tante testimonianze che rendesse ogni persona piu’ tollerante; lei lo è.  Nonostante tutto lei lo è e cerca di insegnarlo nel suo piccolo ma con tanto fervore.

Uscendo dal campo passiamo dall’infermeria, altro inganno per far credere a chi ne aveva bisogno che avrebbe trovato un medico pronto a aiutarlo. Aiutarlo sì, ma a morire con un’iniezione letale al cuore la stessa sorte che toccava solitamente ai bambini piu’ piccoli e ad alcune donne prima della cremazione.

“Tutti DOVEVAVO morire!”

Il nostro giro termina a Birkenau, campo di sterminio. Tante baracche di legno che ospitavano per pochissimi giorni ignari che da li a poche ore sarebbero diventati cenere. Cenere sparsa ovunque in questi 40 kilometri di terre ove si sviluppa la campagna polacca e ove sorge questo stabilimento della morte, questo  infermo terreno.

Potrei scrivere pagine e pagine di racconti ricevuti da Margherita ma….penso di aver già dato uno spunto di riflessione anche fermandomi qui . Qui al binario morto del Campo numero II.

Grazie Margherita, grazie di avermi aperto le porte del tuo cuore, di avermi donato la tua storia senza riserve, la storia di un popolo che senza alcun motivo solo qualche decennio fa ha perso davvero tutto.

Perdere la vita è stata forse solo la liberazione dell’incubo che ebrei e polacchi hanno vissuto.

Grazie Margherita di aver attraversato la mia vita!

NB.Testimonianze suggerite da Margherita che negli ultimo anni ha avuto l’onore di intervistare personaggi del calibro di Shlomo Venezia e le sorelle Bucci, Terracina.

Ci suggerisce questi approfondimenti

  • libro scritto da SHLOMO VENEZIA sopravvissuto

https://www.amazon.it/Storia-Shlomo-Venezia-Libri/s?rh=n%3A508796031%2Cp_lbr_books_authors_browse-bin%3AShlomo+Venezia

  • video delle sorelle BUCCI sopravvissute

https://www.youtube.com/watch?v=8nmOhmo3oYs

 

#Love

LaGio

 

 

 

 

2 Comments

  • Reply
    Anna
    7 Novembre 2020 at 22:03

    Un mio pensiero non posso non lasciartelo. Prima cosa, grazie di questo racconto talmente realistico che mi sembrava esser li con te, e sinceramente sei riuscita ad emozionarmi.
    Seconda cosa devo dire che non avro’ mai il coraggio che hai avuto tu ad andare a visitare quel luogo, so di essere molto sensibile e non ce la farei.
    Grazie ancora Gio.

    • Reply
      chiedicelo
      8 Novembre 2020 at 17:09

      Ciao Anna,
      grazie a te per il commento. Scriviamo per questo, per condividere emozioni e pensieri e sono davvero stra felice di esserci riuscita. Ti invito a scrivere qualcosa di tuo se ne avrai voglia.
      Noi siamo qui anche per pubblicare voi, i vostri sentimenti, le vostre aziende, i vostri pensieri.
      Un abbraccio Love LaGio

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